Studio Balestrini
OPERE / Concorsi - Pubblicazioni

Lodi (LO) - Riqualificazione del parco Isola Carolina - 2007

Team di progettazione

Arch. Federico Balestrini
Arch. Gianluca Calderini
Ing. Fulvio Grignaffini
Dott. Luca Fadini
Dott. Arch. Federico Verdelli
Dott. Arch. Michele Miserotti
Dott. Arch. Simone Trevisan
Dott. Arch. Alberto Scorletti

PREMESSA

Il paesaggio italiano si fonda su uno stretto rapporto tra natura e architettura, spontaneità e artificio; esso è il risultato di un continuo intervento di addomesticazione dell’uomo sull’ambiente, tanto che tutto ciò che appare come opera naturale è in realtà il frutto di corsi e ricorsi, di forze che si contrappongono, con prevalenza dell’uno o dell’altro, talvolta con risultati sublimi che inducono a credere che siano la naturale evoluzione della forza creatrice primordiale.

L’analisi dell’ambito territoriale di progetto condotta sulla cartografia storica, sulle carte del catasto e sui “ritratti di città”, vedute a volo d’uccello, piante in proiezione ortogonale o zenitale ecc. delle incisioni che raffigurano la città dal Cinquecento, ha permesso di ricostruire le varie fasi insediative e il progressivo qualificarsi dell’insediamento urbano intra moenia.

Il carattere d’insieme delle strade e delle piazze, il loro tracciato, gli equilibri tra gli spazi e l’organizzazione degli isolati e dei sistemi di comunicazione, ossia la città nella sua evoluzione storica e nella sua formazione ottocentesca, amplifica e trasforma la precedente struttura edilizia, secondo un processo sempre diverso per ampiezza, caratteristiche e tempi di attuazione.

Analizzando la situazione particolare di Lodi, i caratteri specifici della città o del quartiere storico espressi dai monumenti e dalle opere architettoniche a qualsiasi cultura esse appartengano, le fortificazioni, le mura, i bastioni, e le porte si impongono come segno forte sulla forma urbis. Le vestigia di queste antiche strutture difensive, la cui memoria visiva è affidata alla cartografia e alle testimonianze pittoriche del XIX secolo, sono importantissime, come tutti quegli elementi che hanno assunto significato e valore simbolico all’interno di un contesto che andava evolvendo secondo nuovi parametri. Nell’ambiente urbano, le mura sono tracce della storia, della natura e dell’organizzazione formale del luogo. La posizione strategica dell’”Isola Carolina”, grande invaso verde casuale nella città di Lodi, ha contribuito ad una sua parziale conservazione, nonostante l’area urbana circostante sia stata oggetto di trasformazioni e di una densa edificazione.

 

Lungo le antiche strutture difensive della città, proseguendo lungo il bastione dell’”Isola Carolina”, si individuano tracce dell’antica cortina muraria. Particolarmente interessante si rivela la situazione delle mura e degli edifici posti lungo corso Archinti e via del Guasto, manufatti della memoria, e luoghi simbolici della cultura esperta e delle popolazioni locali. Nell’insieme, i luoghi dell’”Isola Carolina” costituiscono una grande “costruzione storica”, opera nei secoli dell’azione dell’uomo e della natura. Sia nelle sue parti conservate, sia nei suoi resti, non è diversa dai beni immobili oggetto di tutela delle normative nazionali.

 

PROGETTO

A fronte di queste argomentazioni, focalizzando l’obiettivo sul paesaggio urbano e sulla base di uno sguardo a tutto campo su alcuni punti particolarmente importanti, anche in relazione alla dimensione estetica della città, i criteri che hanno guidato le scelte di progetto tendono alla ridefinizione e alla rianimazione dell’area che si identifica con l’”Isola Carolina”, nel pieno rispetto della sua evoluzione storica e dei valori da preservare.

La rete dei percorsi si sviluppa dalla connessione principale che da piazza Castello porta al viale alberato pedonale: uno scalone scenografico raccorda la differenza altimetrica tra il piano della città e quello del parco.

Il visitatore viene accompagnato nella discesa dall’ acqua che percorre il corrimano occidentale prima, ed orientale poi, e prosegue penetrando nel parco longitudinalmente.

L’inserimento di un sistema di apporto d’acqua nel parco ha una funzione importante per l’ ecologia del parco stesso costituendo una specie di “ecotono” se viene mantenuta la regolarità dei flussi idrici previsti in progetto.

Sul nodo di deflessione del “percorso monumentale” viene costruita un‘ampia piazza attestata su un nuovo edificio polifunzionale sviluppato su tre livelli. Volumetricamente molto semplice, è visibile dall’ esterno dell’area ed accoglie i visitatori discendenti dallo scalone a sud con un portico scenografico che con la sua giacitura riprende i porticati di Piazza della Vittoria.

Al piano terra uno snack bar, sala da thè, un “baby parco” dotata di giardino-giochi riservato e protetto; al piano primo una sala polifunzionale a disposizione per rappresentazioni, esposizioni e eventi; la sala lettura/meditativa, mediateca al terzo piano si affaccia da un punto di vista privilegiato sul parco disponendo anche di un solarium in copertura. (in alternativa la sala lettura può essere suddivisa in locali destinati ai circoli di associazioni cittadine).

Oltre la piazza principale si innesta il percorso del viale alberato che già oggi divide con nobiltà il parco da viale Dalmazia. Sia il viale che la scalinata fanno parte della porzione di parco annessa alla città aperta giorno e notte e ampiamente fruibile dal pubblico anche tramite la collocazione di campi gioco sul margine orientale del viale, a disposizione di sportivi o per eventi, manifestazioni e fiere.

L’ estremità settentrionale del viale è conclusa da un fabbricato che, con la morfologia dell’ edificio sulla piazza, accoglie i visitatori che provenienti dal vicino parcheggio, attraversano il sottopassaggio ristrutturato scenograficamente e accedono al parco.

Qui si trovano oltre ad un noleggio bici, un piccolo bar ed una edicola per poter sorseggiare un caffè leggendo il quotidiano e poi recarsi al lavoro attraversando il parco.

Con attenzione proprio a questi utenti è stata prevista una scala aperta e ben controllabile che permette di salire rapidamente in via del Guasto.

Il valore dell’ attuale corpo elicoidale viene sostituito dal deposito degli attrezzi e messi per la manutenzione del parco; dalla sommità, su via del Guasto parte la rampa di discesa lungo l’ arco delle mura che vengono riportate alla luce nella loro parte superiore al servizio di cicli e disabili.

A fronte di queste argomentazioni, focalizzando l’ obiettivo sul paesaggio urbano e sulla base di uno sguardo a tutto campo su alcuni punti particolarmente importanti, anche in relazione alla dimensione estetica della città, i criteri che hanno guidato le scelte di progetto tendono alla ridefinizione e alla rianimazione dell’ area che si identifica con l’ “Isola Carolina”., nel pieno rispetto della sua evoluzione storica e dei valori da preservare.

 La situazione orografica del sito, caratterizzata da differenti quote altimetriche, sollecita a disegnare un primo percorso che si diparte dall’attuale parcheggio di via del Guasto e scende fino al livello inferiore dell’”Isola Carolina”, con l’obiettivo di riportare in luce, assegnandogli un valore di forte quinta prospettica, l’antico sistema murario.

Nel progetto l’originaria cortina di difesa vedrebbe “trasformata” la sua valenza: da struttura difensiva a fondale prospettico che delimita un’area verde lungo una delle nuove radiali di penetrazione all’”Isola Carolina”. La creazione di questo percorso pedonale, conseguibile ri-tracciando le intime relazioni fra la maglia viaria e la sottostante area verde dell’”Isola Carolina”, intende garantire un appropriato riutilizzo delle potenziali vocazioni funzionali dell’area, nel rispetto, anzi nella massima esaltazione, dei valori storico-artistici e ambientali del luogo. La creazione di questo nuovo accesso allo spazio verde, sfruttando la posizione sopraelevata lungo le mura, ne potenzierebbe l’uso collettivo. L’”Isola Carolina” si qualificherebbe come grande area verde pubblica facilmente raggiungibile dalla rete viaria, spazio verde attrezzato con i caratteri propri del giardino urbano.

Il presupposto teorico che ha guidato lo sviluppo del progetto è che la qualità e la funzionalità debbano costituire gli assi portanti nella messa in opera di ogni progetto di luogo. Recuperata la corrispondenza ontologica con il giardino, luogo etico ed estetico per eccellenza, il parco contemporaneo denominato “Isola Carolina”, spazio pubblico “bello e utile”, può diventare ambito privilegiato delle relazioni umane.

Attraverso un percorso critico propositivo, che guarda sia ai modelli storici, sia agli orientamenti attuali, il progetto per la riqualificazione dell’”Isola Carolina” dimostra che l’etica del progetto implica sempre e comunque una riflessione su principi e idee estetiche di natura (R. Rizzi, Introduzione in E. Severino, Tecnica e architettura,Milano, 2003, p. 24).

Riqualificare il parco dell’“Isola Carolina” significa anche affrontare la questione estetica, ponendosi degli interrogativi sul possibile ruolo e valore  di un luogo di natura in città, con finalità ricreative, funzionali, culturali.

 

Oltre alla necessità di dotare questo spazio di un funzionale collegamento con la città, attraverso percorsi che lo rendano facilmente accessibile anche per ragioni di tipo ricreativo, la seconda prospettiva di intervento prevede di ridisegnare all’interno del percorso la memoria del bastione “scomparso” e di creare su questo fronte un secondo accesso funzionale all’area verde.

La traccia di questo elemento della cinta difensiva, la memoria del bastione settecentesco al cui livello era uno degli accessi alla Lodi sotterranea, assurge così a punto focale, elemento geometrico-strutturale rivisitato in una nuova scala significativa.

La memoria esplicitata attraverso il ridisegno è fulcro per una risistemazione dell’area posta in oggetto di intervento e per la riqualificazione dell’accesso est all’”Isola Carolina” . Dal livello della “memoria”, il percorso condotto dentro la storia della città e del parco pubblico, dal Settecento a  oggi, porta a una interpretazione delle evoluzioni delle forme e delle idee per modelli etici/estetici, e alla individuazione dei caratteri e dei meccanismi compositivi dei tre principali stili della storia dell’arte dei parchi e dei giardini : classico, paesaggistico, funzionalista.

Qui si precisa una più ragionata definizione di parco urbano come spazio etico, ambito di reciproche corrispondenze e relazione tra persone, memorie, funzioni diverse, idee di natura e di ambiente.

 

IL VERDE

Passando a considerare l’ aspetto vegetazionale dell’ Isola è necessario ricordare che i materiali vivi di un progetto paesaggistico costituiscono una comunità con una storia che inizia al momento dell’ impianto, non una situazione che va mantenuta, ma un’ evoluzione che va gestita.

Il progetto, perseguendo la tradizione paesaggistica italiana, mira a fondere in modo armonico le forma dettate dalla evoluzione naturale con quelle dettate dalla volontà progettuale per ottenere uno spazio più unito alla città, un ‘isola come approdo e non come limite, anche grazie alla collocazione di una serie di funzioni che valorizzeranno le modalità di fruizione del parco facendo diventare sazio proprio di tutti i cittadini come è divenuto il centro della città.

 

GLI ALBERI

L'eccessiva densità e l''uniformità d'impianto dell'alberatura esistente nell'Isola Carolina, unite alla presenza di numerose specie esotiche, hanno fatto sì che, in cinquant'anni di vita, la vegetazione del parco, anziché maturare in un ambiente accogliente (per volatili, quadrupedi e bipedi) semplicemente invecchiasse.

Nessun albero nel parco è in condizioni tali da giustificare un abbattimento immediato per ragioni di sicurezza - pericolo di schianti ecc. - d'altro canto, nessun albero è davvero in buone condizioni; è indispensabile, perciò, ricondursi all'idea di una gestione lungimirante, che si proponga di rinnovare gradualmente la vegetazione arborea dell'Isola Carolina, evitando i vecchi errori, sia nel sesto d'impianto, sia nella scelta delle specie; si sacrificano, quindi, gli esemplari più compromessi a vantaggio di quelli con maggiore capacità di ripresa, valutabile in base alle condizioni del singolo individuo, ed alla longevità della specie; col tempo, si introducono nuovi alberi, in ragione di uno ogni tre o più abbattuti. Molte specie, più o meno esotiche (Acer negundo, Acer saccharinum, Aesculus, Platanus ecc.), storiche abitanti dei parchi, sono sempre più frequentemente soggette ad affezioni, aggravate dallo stress dovuto agli attuali cambiamenti climatici; mai come oggi è consigliabile abbandonarle, a favore delle specie locali, senz'altro più robuste - e quindi più longeve, meno bisognose di cure, meno onerose per la manutenzione - come testimoniano i migliori esemplari del parco.


IL SOTTOBOSCO

L'associazione di specie che costituisce un sottobosco è legata alle caratteristiche delle specie arboree sotto cui essa cresce; due i fattori importanti:

1)la  luminosità, legata alla presenza di alberi sempreverdi, alla densità di impianto, ai periodi dell'anno in cui le foglie vengono emesse e cadono;

2) i volumi e tempi di disfacimento - variabili con il clima e i contenuti di resina, tannini ecc. - del materiale vegetale caduto al suolo, conseguente produzione di humus e quindi proprietà chimico-fisiche del suolo.

A causa di come oggi è organizzata la superficie del parco, si rende indispensabile asportare, ogni autunno, la grandissima quantità di foglie che gli alberi lasciano cadere, sia per "fare ordine", sia per mantenere "fruibile" l'intera area; in questo modo, però, si sottrae sostanza organica al terreno, che impoverisce progressivamente, con tre gravi conseguenze: fa crescere le piante stentatamente, impedisce al sottobosco di insediarsi, sottrae casa e cibo a molti animali - artropodi, anellidi ecc. - che non sono simpatici a nessuno, ma piacciono molto a ricci pettirossi prunelle cinciallegre cianciarelle cincie bigie capinere scriccioli codibugnoli....

Il progetto pone una chiara distinzione tra aree fruibili e aree da lasciare alle piante del sottobosco e alle bestiole varie; trovando, ne contempo, l'occasione per introdurre specie sufficienti per godere di un lungo periodo di fioritura: la vegetazione usata come massa diviene un elemento di struttura della composizione, anziché esclusivamente ornamentale.

Per disegnare il sottobosco, si è scelta la strada del "disordine programmato" (o "alea controllata", con l'espressione che Massimo Mila usava per la musica di Bruno Maderna); l'aspetto complessivo è naturaliforme, ma solo in parte spontaneo: scelte alcune specie dalle caratteristiche diverse, piantate insieme a gruppi o singolarmente e lasciate crescere liberamente, accade che ciascuna specie si espande secondo le proprie modalità, frenata da alcune compagne, sopravanzando le altre: nel dettaglio del metro quadrato non è possibile prevedere cosa accadrà, ma l'effetto complessivo conterrà tutti gli elementi programmati; il risultato cambia in base alle proporzioni tra le specie, ovvero alla superficie inizialmente occupata da ciascuna, corretta dalle rispettive velocità di espansione; si ottengono così aree tra loro diverse per caratteristiche di colore, tessitura, altezza, densità e tuttavia costituenti un insieme riconoscibile come tale - un ambiente, un luogo con un'identità  - grazie all'uso dei medesimi materiali - e con ridottissima manutenzione.

 

NOTE SULLA MANUTENZIONE

Sulle superfici a prato si concentra la permanenza dei visitatori; ciò determina un forte stress dell'apparato radicale dell'erba, già in crisi a causa della competizione con i numerosi alberi esistenti; alle regolari rasature dovranno pertanto seguire altrettanto regolari concimazioni, indispensabili per ripristinare i nutrienti sottratti con l'asporto del materiale vegetale; inoltre, per evitare il compattamento del terreno, ogni due-tre anni, dovrà essere effettuata una rigrnerazione del prato, comprese le operazioni di fessurazione o bucatura del cotico.

Si sono scelte, sia per il sottobosco sia per le gradonate fiorite, piante erbacee perenni capaci di un rapido inselvatichimento e quindi, trascorso il periodo necessario all'attecchimento, dotate di grande autosufficienza; dovranno essere concimate solo proporzionatamente alla quantità di vegetazione che sarà asportata durante la rimonda; questa operazione si effettuerà principalmente sulle piante dotate di steli fioriferi alti, ed esclusivamente nelle aree prossime agli spazi più frequentati.

Per le siepi si sono adottate piante di grande tradizione giardinistica, come il bosso e il tasso; specie di crescita contenuta e raramente soggette a malattie, richiedono una sola potatura all'anno e leggere concimazioni.

Nell'insieme, pochissimi sono gli interventi fitosanitari che potrebbero essere richiesti dalle specie che il progetto introduce, mentre le dimensioni dell'area permettono, e la sua vocazione richiede, che siano preferite le tecniche di lotta biologica.